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Il grande fratello è arrivato!

Oltre 10mila videocamere di sorveglianza negli spazi pubblici; la scomparsa, di fatto, del segreto bancario; il redditometro; l'obbligo, di fatto, dell'uso dei bonifici e della carta di credito; il cellulare; ed ora anche la scatola nera per le automobili. Ormai ogni nostro passo, ogni nostra azione, ogni nostra spesa è il segreto di Pulcinella. Il grande fratello sa tutto! Il fine, come sempre, è nobile, d'altronde a cosa servono i comunicatori?

L'attuazione, purtroppo, molto più meschina. L'unica ancora di salvezza per il bene comune della nostra libertà individuale è la catastrofica approssimazione e l'incapacità della nostre amministrazioni pubbliche, e in generale del dna del nostro paese, di fare sistema e, conseguentemente, di gestire questa massa immensa di dati e informazioni.

 

Eppure, come quasi sempre in Italia, le contro misure sono state previste. Purtroppo, come spesso accade incidono sul bilancio pubblico e non sui comportamenti quotidiani e sulla tutela dei beni comuni (quale bene comune è più bene delle libertà individuale?).

Il bilancio dell'autorità garante della privacy è passato da 22milioni di euro del 2009 ai 30milioni di euro del 2011, dei quali oltre 1 milione di euro l'anno per gli emolumenti del "collegio", l'organo direttivo composto da 5 persone (tra cui tre donne).

 

Nonostante l'investimento la comunità l'abbia fatto, nonostante si sia applicato il principio delle pari opportunità, i risultati sembrano assai pavidi. Per rendersi conto che il redditometro probabilmente ficca il naso in molti aspetti riservati della vita delle persone è dovuta intervenire la magistratura su ricorso di un anziano pensionato (e siamo solo al primo grado di giudizio).

 

La scatola nera per le automobili

 

L'ultima novità è la scatola nera per le automobili. L'obiettivo dichiarato è ridurre le tariffe delle rc auto che sono il doppio di quelle francesi e dell'80 per cento maggiori di quelle tedesche. Ma, come l'esperienza ci insegna, di questo nobile motivo fra un paio di anni ci si sarà dimenticato e la scatola nera servirà a rendere sempre meno liberi gli italiani e sempre più ricche le compagnie di assicurazione. Non sarà così? Meglio, vorrà dire che stiamo incominciando a modificare il modello di sviluppo della nostra società. Ma prima di cantare vittoria molte piacevoli sorprese dovremo avere.

 

Torniamo al dispositivo che, tanto per rimanere nella cronaca, ha permesso, ufficialmente, di arrestare il latitante Fabrizio Corona, scappato verso il Portogallo con una Fiat500 dotata di un "“meccanismo elettronico che registra l’attività del veicolo”. Della scatola nera, appunto.

 

L’installazione nelle auto di una “scatola nera”, che potrebbe ridurre gli oneri delle compagnie assicurative e limitare il fenomeno delle frodi, rientra nel processo di digitalizzazione della polizza Rc auto che dovrebbe entrare a pieno regime nel 2014. La norma, introdotta dal decreto legge 1 del 24 gennaio 2012 successivamente convertito nella legge 27 del 24 marzo 2012, aveva sempre suscitato molte perplessità negli addetti ai lavori a causa della scarsa chiarezza sulle caratteristiche dei dispositivi e per le problematiche legate alla privacy.

Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti di concerto con quello dello Sviluppo economico ha emanato il decreto 25 gennaio 2013 che introduce nel codice delle assicurazioni private la possibilità di installare “scatole nere” a bordo dei veicoli, individuando le caratteristiche dei dispositivi e fissandone le funzioni minime.

 

In particolare, l’articolo 1 del decreto definisce “meccanismi elettronici che registrano l’attività del veicolo” i dispositivi, sigillati, alimentati e solidamente ancorati ad elementi fissi e rigidi del veicolo stesso, che svolgono le seguenti funzioni:

  • consentono la determinazione continuativa nel tempo di posizione e velocità del veicolo;
  • consentono la determinazione continuativa nel tempo del profilo accelerometrico del moto del veicolo;
  • consentono la diagnostica da remoto dell’integrità funzionale del dispositivo;
  • garantiscono l’incorruttibilità del dato raccolto con una percentuale superiore al 99 per cento;
  • consentono la tempestiva individuazione di malfunzionamenti o di tentativi di manomissione fisica o logica non autorizzati;
  • consentono la trasmissione wireless bi-direzionale con altri dispositivi installati a bordo del veicolo;
  • consentono la trasmissione periodica sicura delle informazioni immagazzinate.

 

Affinché le funzioni appena elencate possano efficacemente essere assolte dai meccanismi elettronici, è richiesto che all’interno di questi dispositivi siano presenti:

  • un ricevitore elettronico Gps, compatibile con la nuova costellazione Galileo, per la geo-radiolocalizzazione terrestre tramite rete di satelliti artificiali;
  • un accelerometro triassiale con bassa distorsione, elevata tolleranza agli shock, stabilità termica;
  • un dispositivo di telefonia mobile Gprs per la trasmissione dati tramite rete Gsm – Umts;
  • un banco di memoria flash e uno di memoria Ram per la memorizzazione dei dati raccolti nell’intervallo di tempo intercorrente tra due trasmissioni successive dei dati;
  • un dispositivo di comunicazione wireless bi-direzionale con antenna integrata dedicato alla comunicazione con altri dispositivi installati a bordo del veicolo;
  • una batteria ricaricabile.

 

Possiamo sostenere che in questa situazione la tecnologia è stata messa al servizio di una nostra qualità della vita migliore e per aumentare il nostro tasso di felicità?

 

Fonte

Facile.it

www.garanteprivacy.it

"Fisco e privacy non sono nemici" Intervista a Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali

 

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Ofe4.2-buonenotizie

Un nuovo modello di sviluppo

Ci piace la società

nella quale viviamo? Ha raggiunto un suo equilibrio? E' la migliore delle possibili?

Tre domande, retoriche, che hanno un'unica risposta "no". 

 

Probabilmente è la migliore

delle società che hanno abitato il pianeta; ma, certamente ci sono tanti passi in avanti da fare. Sostenibilità, limiti delle risorse, inquinamento, dipendenza alla sviluppo continuo, dispersione energetica, rumore, stress.

 

La lista dei miglioramenti

potrebbe continuare. Ma c'è un passaggio fondamentale, capire se oltre alla società dei consumi è possibile garantire l'accesso alla popolazione mondiale dei frutti del progresso tecnologico, senza far collassare il pianeta.