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Un suggerimento dall'agricoltura

Sebbene la strada sia ancora tutta in salita, ci sono alcuni segnali positivi: Eataly, Slowfood, il nuovo dibattito sulla eccessiva cementificazione del suolo agricolo. Sembra proprio che la rinascita del Paese passi attraverso (soprattutto?) un ritorno alla terra e alla sua ricchezza. 

Questo tema lo vogliamo affrontare da un punto di vista comunicativo, cercando di imparare fin da oggi una lezione "agricola". 

In modo ancora più evidente nel settore agroalimentare, l'informazione sulla qualità dei prodotti che portiamo a tavola significa scelta consapevole del consumatore e salute dei cittadini. Ma cosa significa "informazione" se non riconoscere il ruolo della comunicazione come azione di manifestazione del potenziale?

Un potenziale, per altro, che in Italia non è poi così "in potenza", ma "in atto" se solo consideriamo la nostra fama (non fame) nel mondo per il buon cibo e la buona cucina. 

Date le premesse, non sorprende allora che fin dal 2008, con un decreto del ministero per le Politiche agricole (decreto del 18 dicembre 2008) si evidenzi quanto la comunicazione non sia solo raccontare la bontà dei frutti della terra, ma integrare questa azione basilare con un ragionamento più ampio che ricopra la stessa organizzazione della commercializzazione dei prodotti. 

Anche in Europa

Un respiro ampio riconosciuto e sottoscritto anche dall'Europa, come testimonia un interessante documento che parla proprio del tema della comunicazione e della commercializzazione dei prodotti agricoli. 

Questo atto; dal nome "Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla politica di qualità dei prodotti agricoli" affronta i temi inerenti:

  • alle norme della commercializzazione;
  • le indicazioni geografiche;
  • l'agricoltura biolgoica;
  • i regimi di certificazione
  • il contesto.  
Una lezione da imparare

Una comunicazione che allora non si occupi solamente della bella brochure  o del sito "accattivante", ma faccia un passo in avanti verso quello che i tecnici della amteria chiamano marketing olistico

Il punto di partenza di questa disciplina è: pensare al cliente in tutte le fasi e in tutti i settori della produzione. 

Non basta più allora delegare al settore "Marketing e comunicazione" il ruolo di immaginare come raccontare il prodotto per farlo comprare, ma tutta l'impresa deve sposare al vision aziendale e quindi farsi la domanda fatidica: "ma quello che in questo momento sto facendo è ben comunicabile e incontrerà l'approvazione del mio cliente?" e, ancora meglio "si comunica in sè?". Questo sia che si tratti di una fattura, della scelta di un concime, oppure dei valori nutrizionali riportati sull'etichetta della merendina. 

Poichè agricoltura significa salute, è evidente che la bontà di un prodotto, costruita in ogni sua più minima fase e con ogni più minima scelta, è l'elemento di forza della comunicazione e, come tale, influenzata da ogi suo fattore. 

Ma se questo è palesemente vero per il mondo agricolo, è anche vero per ogni altro prodotto. 

Una lezione che dovremmo iniziare ad imparare.

 

Fonti

da Agrovita

Agricoltura e comunicazione: le iniziative del Ministero delle Politiche Agricole

Il marketing olistico e l’agricoltura: riflessioni di base

 

da Europa, sintesi della legislazione dell'Ue

Migliorare la comunicazione sulla qualità dei prodotti agricoli

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Ofe4.2-buonenotizie

Un nuovo modello di sviluppo

Ci piace la società

nella quale viviamo? Ha raggiunto un suo equilibrio? E' la migliore delle possibili?

Tre domande, retoriche, che hanno un'unica risposta "no". 

 

Probabilmente è la migliore

delle società che hanno abitato il pianeta; ma, certamente ci sono tanti passi in avanti da fare. Sostenibilità, limiti delle risorse, inquinamento, dipendenza alla sviluppo continuo, dispersione energetica, rumore, stress.

 

La lista dei miglioramenti

potrebbe continuare. Ma c'è un passaggio fondamentale, capire se oltre alla società dei consumi è possibile garantire l'accesso alla popolazione mondiale dei frutti del progresso tecnologico, senza far collassare il pianeta.