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Verso la società della decrescita felice

Come sempre una crisi è una grande occasione di rinascita. Spesso perché le crisi sono il risultato della prosecuzione di un modello di comportamenti che non sono più adatti all''evoluzione del contesto.

Ci piace pensare che questa crisi della società italiana sia l'annuncio di un fondamentale cambiamento, che si svilupperà nei prossimi anni, forse decenni, ma che restituirà alle generazioni che ci seguono una società fondata su nuovi paradigmi.

 

Cambiare i paradigmi

Paradigma, questa parola viene usata in maniera tanto limitata, in genere riferita a verbi latini e poco oltre. Invece ha in sé un potenziale immenso!
 Nel suo essere singola cifra, ha il respiro amplissimo del prototipo, del modello fondamentale e rappresentativo. Cambiare i paradigmi di un modo di vivere vuol dire rifondare la società perché cambiano in modo fondamentale le relazioni tra le forze in campo che creano l'equilibrio definito civiltà.

 

La generazione nata a metà del secolo scorso (intorno al periodo del baby boom) ha vissuto in una società industriale, trascinata dal modello consumistico nordamericano, basato sullo sviluppo continuo e la crescita senza limiti.

Ne conosciamo pregi e difetti.

 

Per i paesi occidentali non solo si è sconfitta la fame e combattute quasi ad armi pari carestie e disastri ambientali, ma il benessere materiale è aumentato così tanto da poter affermare che la famiglia di un operaio o di un impiegato degli anni Novanta godeva di un benessere fisico e materiale superiore a quello di un re del Seicento (se omettiamo il potere sulle persone e gli spazi a disposizione).

 

I limiti dello sviluppo

Ma nella seconda metà del secolo scorso abbiamo anche scoperto, e preso coscienza, che questo enorme pianeta che ci ospita, che questa terribile natura che per centinaia di millenni ci ha sovrastato con forze immensamente superiori alle nostre, è una piccola pallina lanciata a centinaia di migliaia di chilometri di velocità, per giunta con l'effetto che la fa ruotare su se stessa, in uno spazio infinito. Protetta solo da una sottilissima buccia di atmosfera: una arancia blu scagliata nell'infinito. Una arancia blu piccola, limitata nelle dimensioni e nelle risorse.

 

Il modello di sviluppo della società industriale si basava sull'assunto di risorse infinite da poter consumare per trasformarle in merci che acquistate all'infinito mantenevano attivo e fertile il ciclo delll'attività economica industriale e commerciale. Estrai materia prima, la trasformi, bruciandone una quota, in merce (cioé in offerta), vendi la merce che rappresenta benessere e l'offerta si trasforma in domanda e il ciclo prosegue.

 

Nel 1972, il granello di sabbia nel perfetto ingranaggio nordamericano. Come spesso è capitato nella storia lo lanciano degli intellettuali. Nel caso specifico un italiano Aurelio Peccei, classe 1908, che, con il suo Club di Roma, ci ricorda e ci spiega che le risorse sono finite (l'opposto di infinite) e stanno finendo.

 

Nel 1990 un mondo parallello fatto di zero e di uno che tutto prometteva nei laboratori e poco sembrava essere concreto, diventa accessibile. L'industria bellica restituisce alla società una nuova dimensione, una rete infinita composta dai computer di tutto il pianeta. Internet.

 

Il nuovo modello di sviluppo

Sono queste due possibili tappe che annunciano la fine di un modello di sviluppo e annunciano il nuovo modello di sviluppo. Dopo una ventina di anni, ormai capiamo che il mondo digitale è una rivoluzione tecnologica di una potenza di gran lunga superiore di quella che è stata l'invenzione della ruota per la sua capacità di trasformare il rapporto tra l'uomo e la natura, tra la mente e il braccio. Le cinque dita della mano, diventano una risorsa potentissima (e smartphone e tablet rendono giustizia al ruolo del pollice opponibile).

 

In questo contesto si incomincia a parlare di sostenibilità, di green economy, di Carta universale dei diritti della terra coltivata; si rilancia il ruolo della bioeconomia, si ipotizza un modello di sviluppo basato sulla decrescita felice, di sviluppo del benessere attraverso la decrescita, o, secondo alcuni studiosi, di decrescita per il bellessere.

 

In questo contesto nei paesi del nord europea e di origine anglosassone si sviluppa il movimento del downshifting un comportamento sociale e di tendenza in cui gli individui si orientano per vivere vite più semplici, fuggendo dalla corsa ossessiva per il successo materialistico, per ridurre lo stress di ritmi di lavoro straordinari, con i costi psicologici che questo comporta.

 

Si rivaluta il ruolo del tempo, la capacità di assaporare il benessere raggiunto per trasformarlo in bellessere, stare bene e in armonia con se stessi e con l'ambiente sociale e naturale che ci circondano.

 

Siamo salendo lungo il crinale, stiamo raggiungendo esausti la cresta. E' la crisi di questi anni.

Siamo ancora vittime della finanza globale e dei club di Bilderberg. Ma finita la salita e raggiunta la cresta si apre davanti a noi una nuova vallata circondata da monti, popolata da fiumi e laghi, piena di luce. La visione del paradiso terrestre che per tutta la storia dell'umanità consociuta è stato il mito delle popolazioni che hanno abitato la terra.

 

L'Italia un modello di ricchezza mondiale

Una nuova società basata su nuovi equilibri "sostenibili", su nuove armonie, sulla decrescita, sul downshifting, sul piacere di assaporare ogni minuto della nostra vita. Sui sapori originali delle culture locali enogastronomiche, sulla bellezza e l'arte, sulla cultura e la solidarietà, sui paesaggi e il patrimonio artistico e monumentale.

 

E la fine dell'era della combustione, dell'era del fuoco, del petrolio che brucia per dare energia, delle guerre basate sulle armi da fuoco, dell'auto che si muovono bruciando benzina, dell'atomo e dell'esplosione atomica, delle sigarette come passatempo. Stiamo entrando nell'era del silicio, dell'idrogeno, dell'acqua, in una nuova società liquida e flessibile.

 

Una nuova società dove i giacimenti di ricchezza non sono sotto la crosta terreste, sotto forma di petrolio o gas metano, ma sono il sole, il cielo, il mare, il paesaggio, il patrimonio storico ed artistico, la musica, la piazza. Un modello di sviluppo dove un paese come l'Italia diventa un modello irripetibile.

 

Sempre che la nostra innetta classe politica, scelta da una popolazione educata dalla scuola pubblica sui valori dell'individualismo, della competizione e dell'incapacità di lavorare in squadra non riusciranno a distruggerlo per tempo.

 

E se guardate questo video l'ipotesi, nonostante l'imponente, immenso, straordinario patrimonio culturale del paese, non è molto pellegrina.

 


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Luca Massacesi

 

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Ofe4.2-buonenotizie

Un nuovo modello di sviluppo

Ci piace la società

nella quale viviamo? Ha raggiunto un suo equilibrio? E' la migliore delle possibili?

Tre domande, retoriche, che hanno un'unica risposta "no". 

 

Probabilmente è la migliore

delle società che hanno abitato il pianeta; ma, certamente ci sono tanti passi in avanti da fare. Sostenibilità, limiti delle risorse, inquinamento, dipendenza alla sviluppo continuo, dispersione energetica, rumore, stress.

 

La lista dei miglioramenti

potrebbe continuare. Ma c'è un passaggio fondamentale, capire se oltre alla società dei consumi è possibile garantire l'accesso alla popolazione mondiale dei frutti del progresso tecnologico, senza far collassare il pianeta.