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"Indice24": di che si tratta?

In che misura la povertà della crescita italiana dipende dalla scarsa attenzione verso l'industria culturale, troppo spesso considerata come il parente povero dei settori economici? E’ per rispondere a questa domanda che il quotidiano diretto da Roberto Napoletano (Il sole 24 ore)  ha costruito un indice di "interesse per la cultura" e lo ha correlato all’andamento dell’economia: indice24.

 

Indice24 è il nuovo strumento che Il sole 24 ore rinnoverà ogni anno per dare precise indicazioni economiche sul quadro competitivo globale e sulle possibilità concrete di sviluppo senza fondi pubblici dell’industria culturale italiana.
Indice24 è l'indicatore elaborato da Pier Luigi Sacco, docente di economia della cultura allo Iulm di Milano, che è stato presentato a metà novembre del 2012 a Roma, nel corso degli Stati generali della cultura.



Il parametro si basa sull'archivio digitalizzato Google-Harvard, che è in grado di contare l'incidenza di uno o più termini in un database di libri digitalizzati che comprende oltre otto milioni di volumi in lingua inglese pubblicati tra il 1800 e il 2000. All'interno di questo mega archivio, si può, per esempio, misurare l'incidenza della parola "Italia" associata a termini come "arte", "cinema" o "musica", così che facendo la stessa operazione con altri Paesi diventa possibile capire e misurare quanto ciascuna realtà presidia una certa area di produzione di contenuti nel contesto globale.
Si finisce per ottenere, dunque, una serie di indicatori di competitività simbolica, dai quali si evince che nell'arco dell'ultimo secolo (dal 1900 al 2000) l'Italia ha perso posizioni nel settore dell'arte e dell'architettura. Ha tenuto, invece, in quello del food, della moda e del design. In particolare, nel settore dell'arte, dove pure il nostro Paese può vantare una notevole rendita di posizione, si assiste - scrive Sacco - a un deciso declinio, con una vertiginosa picchiata dal primo posto di inizio secolo all'ultimo di questi anni.
Esiste una correlazione tra "l'interesse per la cultura" e l'andamento dell'economia. Per Indice24 la  correlazione c’è e ha un’implicazione sorprendente. Un euro in più speso per la cultura cancella la connotazione di sussidio e si rivela un investimento. Tanto più che le spese per la cultura, essendo rivolte a persone ad attrezzature stabilmente insediate nella penisola, presentano una minor “fuga” di importazioni ed esercitano quindi anche un maggior effetto moltiplicativo. E oltre all’effetto diretto sulla domanda vi è anche il cruciale impatto, indiretto ma reale, sulla immagine dell’Italia nel mondo.

 

Dal 5,4 al 15 percento del Pil del Belpaese
Più in dettaglio, in Italia, secondo le elaborazioni condotte dal Sole 24 Ore sulla base dei dati raccolti dalla recente ricerca di Unioncamere e Fondazione Symbola (2012), il sistema delle industrie culturali e creative in senso stretto vale, sul 2011, il 5,4 percento del Pil. Considerando invece una definizione estensiva del sistema delle filiere culturali e creative si arriva, sempre su dati 2011, a un peso pari al 15 percento del Pil.

Il settore creativo è tipicamente più orientato al mercato e quindi ha una maggiore capacità di creare valore rispetto al settore culturale non industriale e alla stessa industria culturale, e quindi il flusso di trasferimento dei contenuti dalla sfera culturale a quella creativa definisce una sorta di “effetto moltiplicatore” che è tanto più forte quanto maggiore è la produzione di valore del settore creativo a parità di valore prodotto dal settore culturale. 
 
2,77 il moltiplicatore creativo
Dammi un euro e te ne restituisco 2 e 77 centesimi. Definendo "moltiplicatore culturale" il rapporto tra la quota del Pil prodotta dall’industria culturale e quella prodotta dall’industria creativa, il fatturato dell’industria culturale vale circa il 2,51 percento del Pil, mentre quello dell’industria creativa il 2,54 percento.
Se ne deduce che il moltiplicatore culturale è all’incirca pari a uno, ovvero per ogni euro di fatturato prodotto dall’industria culturale si generano contenuti che contribuiscono a produrre un ulteriore euro di fatturato nell’industria creativa. Considerando poi il rapporto tra settore culturale e creativo nel suo complesso e filiera estesa della creatività, si può introdurre un ulteriore, analogo indicatore “moltiplicatore creativo”, vale a dire quanto ogni euro di valore aggiunto prodotto nella sfera culturale e creativa vera e propria contribuisce a generare a sua volta sotto forma di valore aggiunto indotto nelle sfere produttive ad alta intensità di input culturale. Nel caso dell’Italia, ai dati 2011, il moltiplicatore creativo è pari a 2,77: per ogni euro fatturato dalle industrie creative, i contenuti da esse prodotti contribuiscono a generare un ulteriore fatturato indotto di 2,77 euro in media.
 
Fonti
Il sole 24 ore
OfficineEinstein

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Un nuovo modello di sviluppo

Ci piace la società

nella quale viviamo? Ha raggiunto un suo equilibrio? E' la migliore delle possibili?

Tre domande, retoriche, che hanno un'unica risposta "no". 

 

Probabilmente è la migliore

delle società che hanno abitato il pianeta; ma, certamente ci sono tanti passi in avanti da fare. Sostenibilità, limiti delle risorse, inquinamento, dipendenza alla sviluppo continuo, dispersione energetica, rumore, stress.

 

La lista dei miglioramenti

potrebbe continuare. Ma c'è un passaggio fondamentale, capire se oltre alla società dei consumi è possibile garantire l'accesso alla popolazione mondiale dei frutti del progresso tecnologico, senza far collassare il pianeta.