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Quando in un Paese non funziona più nulla

E, purtroppo, questo Paese e quello nel quale vivo! L'inizio parte da una cartolina arrivata il 27 dicembre di due nostri cari amici che sapevamo nell'alta Savoia e che invece “ci abbracciano" da uno splendido mare. Stupiti della bugia e del facile disvelamento ci ricordiamo che la cartolina era stata consegnata insieme a tre numeri di un settimanale. Controlliamo meglio; la cartolina è del 27 giugno. Facciamo mente locale su quello che stiamo guardando: del 27 giugno 2010.

 

Per fortuna la cartolina è arrivata il 27 dicembre e chiude un funereo 2013, ben più triste sarebbe stato, simbolicamente, se ce l'avessero consegnata nei primi giorni del 2014; ma è nel 2014 che, al ritorno dei nostri amici dalle passeggiate nelle nevi francesi, riprendiamo la cartolina e ne discettiamo. Ovviamente non ne esce un bel quadro del nostro Belpaese!

 

Poste lumaca, ecco i controlli con il trucco

Il nostro amico francese, nonostante la lunga presenza in Italia, ha ancora geni reattivi all'improponibile devastazione del nostro sevizio (non è un refuso) postale e decide di indagare. Gli viene incontro “Il Fatto quotidiano” che proprio ieri pubblica un'inchiesta “Poste lumaca, ecco il trucco dei controlli, che ci gira con, oggetto della mail, “Ecco svelato l'arcano della nostra cartolina dalle isole...”.

 

Ovviamente siamo da troppo tempo italiani, praticamente da quando siamo nati, per aspettarci delle poste che funzionino, anzi, lo stupore nasce proprio quando sembrano funzionare. E il titolo di questo intervento “Quando in un Paese non funziona più nulla” sarebbe esagerato se il problema fosse “solo” che le Poste italiane non consegnano le lettere in tempo utile. Prima fax, poi corrieri e mail hanno stemperato questo problema; ma quanti danni ha creato al sistema Paese questa inefficienza strutturale?

 

L'inganno e il dramma è più profondo. Cosa racconta “l'inchiesta”, che tanto inchiesta non è quanto piuttosto riportare le informazioni di una fonte danneggiata dall'esito dell'ultimo appalto delle Poste italiane, de “Il fatto quotidiano”.

 

Un sistema “perfetto” che non funziona

In sostanza ci spiega che lo Stato italino riconosce 330 milioni di euro alle Poste italiane, in cambio di "qualità: “Carta di qualità”. “Controllo di qualità”. “Qualità del servizio”. Se il servizio non rispetta gli standard di qualità definiti, Poste Italiane deve pagare una sanzione, che può valere milioni (non sappiamo quanti).

Un'altro milione e passa li spende l'Agcom, l'autorità delle comunicazioni per controllare la qualità del servizio e il rispetto degli standard. Lo ha fatto affidando il controllo alla Izi spa con un appalto, appunto di 1,2 milioni di euro.

Gli standard certificati dalla Izi spa raccontano una bella realtà. L’obiettivo del 2011, per la consegna della posta prioritaria in un giorno, era dell’89 per cento: poste Italiane può vantare di aver raggiunto il 94,7. Lievissima flessione nel 2012: consegna in 24 ore raggiunta nel 92,9 per cento dei casi.

 

La prova empirica de “Il fatto quotidiano”

“Il fatto quotidiano”, investendo invece di 1,2 milioni di euro, solo 7 euro imbuca

«il 13 dicembre dieci lettere, da Sud e Nord verso Roma, destinazione via Valadier 42, sede della nostra redazione. Obiettivo? Verificarne i tempi d’arrivo. Poste assicura che, per questo tipo di lettere, la consegna è prevista tra 1 e 3 giorni lavorativi (esclusi sabato e festivi) oltre quello di spedizione: la media certificata oscilla tra l’89 e il 98 per cento degli invii. Vediamo com’è andata. Lettera e cartolina spedita da Bologna non sono ancora pervenute: siamo al 23esimo giorno d’attesa. La cartolina spedita da Milano è stata consegnata il 20 dicembre, con un ritardo di due giorni, mentre non abbiamo notizia della lettera.
Da Sassari e Genova abbiamo una buona notizia per la lettera, ricevuta in soli tre giorni, ma restiamo in attesa delle due cartoline. Impegno mantenuto, in una settimana, da Palermo: missive giunte con sole 48 ore di ritardo. In sintesi: il 50 per cento della nostra corrispondenza non è stata recapitata. “Avete riscontrato un disservizio, spiega Gennaro Celotti, responsabile della qualità di Poste, e ce ne scusiamo. Ma spero vorrete evidenziare che dieci lettere su un traffico giornaliero di 15 milioni non può avere una valenza statistica: i nostri standard di velocità e affidabilità sono elevati”». 

 

I controlli della Izi

Ma come funziona il sistema di controllo? Esiste una rete di 450 persone, incaricata dalla Izi, che riceve e spedisce quotidianamente lettere, annotando data di spedizione e di ricezione, in modo da testare i tempi di consegna.

«Poste Italiane non può e non deve conoscere i loro nomi e indirizzi, spiega Luca Savo, responsabile del controllo di Izi, perché, altrimenti, il controllo non sarebbe valido».

 

Il Fatto quotidiano rivela nella sua "inchiesta"che non è così: nell’ottobre 2013, in un centro di meccanizzazione postale, sono state individuate dagli impiegati alcune “lettere civetta” che erano state inserite in una corsia preferenziale dal centro di smistamento.

 

In parole povere

Il titolo di questo intervento è giustificato da questa storia che ci racconta un comportamento amministrativo formalmente perfetto che non riesce a produrre qualità.

1. Lo Stato investe sulla qualità del servizio.

2. Lo Stato investe sull'Autorità di controllo dove vertici e funzionari sono tanti e strapagati, giacché, si raccontava, le cattive performance dell'amministrazione pubblica erano imputabili alla bassa retribuzione del dipendenti pubblici e conseguente selezione e motivazione.

3. L'autorità di controllo investe 1,2 milioni di euro, «e non sono bruscolini», direbbe Frassica, per garantire controlli di verifica del rispetto degli standard contrattuali definiti.

4. La società di controllo, ben pagata dalla Stato, per evitare che sia facilmente corruttibile o che possa far male i controlli, garantisce prestazioni super che permettono alle Poste di incassare i 330 milioni del contratto di servizio con lo Stato senza dover pagare multe milionarie.

5. Il 50 per cento delle lettere e cartoline di un test empirico di un giornale non rispettano questi standard ("Sfortuna", per le Poste italiane).

6. Noi riceviamo una cartolina, da Favignana a Roma, del giugno 2010 a Natale del 2013 (insieme a tre numeri di una rivista settimanale alla quale siamo abbonati, e questo accade a tutte le feste).

E' il sistema che è collassato!

 

Diceva, anzi scriveva, Agatha Christie

«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova.»

Noi dovremmo credere solo al gioco del caso e non, almeno ad una coincidenza. Non dovremmo pensare che funzionari super qualificati e super pagati, come quelli che vengono assunti nelle Authority, potevano fare controlli empirici e aver dei dubbi sul sistema di rilevamento della Izi? Non dovremmo avere il dubbio che 330 milioni hanno margini assai vasti per poter addomesticare certi controlli?

Disamore, approssimazione, cialtroneria, potenziate da corruzione e complicità hanno fatto saltare il banco.

 

Intanto passiamo dalla coincidenza alla prova, con un terzo indizio. Almeno questa volta possiamo consolarci e scoprire che l'inefficenza del paese, l'approssimazione degli italiani quando lavorano senza etica né passione, ma solo perché salvaguardati da un contratto subordinato e a tempo indeterminato, non fa sconti a nessuno.

 

Ce lo racconta sempre la stessa fonte in un articolo, anche questa volta, pubblicato da "Il Fatto quotidiano", di Antonio Massari, del 17 novembre 2013: "Tagli delle Poste, 1.200 tonnellate di pacchi e raccomandate bloccate nei depositi".

«Il primo a dare l’allarme, in fondo, è stato il presidente Giorgio Napolitano. Il 31 ottobre scrive alla Corte d’assise di Palermo per annunciare la sua disponibilità a deporre nel processo sulla trattativa Stato-Mafia, ma la mattina del 7 novembre quella lettera ancora non si trova. “La lettera, dichiara il Quirinale, è stata spedita tramite Poste e indirizzata direttamente al presidente della sezione della Corte d’Assise”. Poche ore dopo la missiva presidenziale viene recuperata ma, nel frattempo, una montagna di lettere sta ingolfando Poste Italiane».

 

Un indizio di onestà

Vorremmo concludere con un interrogativo che il nostro amico francese si è posto, e ci ha trasmesso, appena tornato a casa, fresco delle riflessioni del tragitto verso casa:

 

«No comment! Sembrà una di quelle notizie del dopo-guerra...
Sto tuttora tantenando (NdR tentennando), non sapendo sè rallegrarmi dello scrupolo del impiegato delle Poste che, accorgendosi della "dimenticanza", ha deciso di consegnare piuttosto che fare sparire l'oggetto della palese inefficienza del servizio, o piuttosto fare una segnalazione al "Guinness dei records" nella categoria dei "ritardi in tempo di pace..."

Comunque la morale è una sola : ricordate che vi pensiamo con affetto ovunque stiamo!»

 

Fortuna e sfortuna del Belpaese: la forza delle relazioni!

 

140109 Altan

 

Fonti
  • Il Fatto Quotidiano del 6 gennaio 2014 e del 17 novembre 2013
  • La nostra cassetta della posta (di cui non sveliamo l'indirizzo per non avere sulla coscienza possibili ritorsioni sull' «impiegato delle Poste che, accorgendosi della "dimenticanza", ha deciso di consegnare piuttosto che fare sparire l'oggetto della palese inefficienza del servizio»)
  • Emmanuel ed Alessandro autori della cartolina e fonte della vignetta di Altan
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Tre domande, retoriche, che hanno un'unica risposta "no". 

 

Probabilmente è la migliore

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La lista dei miglioramenti

potrebbe continuare. Ma c'è un passaggio fondamentale, capire se oltre alla società dei consumi è possibile garantire l'accesso alla popolazione mondiale dei frutti del progresso tecnologico, senza far collassare il pianeta.