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Bucce di arancia da indossare

Vengono dalla Sicilia, l'isola delle arance rosse; sono due giovani donne, con un logo ed il loro sito in inglese, sostenute dalla Regione più distante da dove sono nate, il Trentino.
Tra varie notizie del Quotidiano di Sicilia le cerco, ma niente.
Si parla di fondi regionali in perenne ritardo, della collina di Vampolieri che è una bomba idrogeologica; dell'ennesimo assessore che chiede un maxi risarcimento; da san Leone fino a Porto Empedocle un mare di veleni e sostanze tossiche; di aeroporti, la Sicilia non decolla e così via.
Del progetto creativo ed ecologico di due giovani ragazze siciliane non si dice nulla.

 

Non in un garage, ma in un appartamento condiviso

La loro idea è nata due anni fa, a Milano, in un appartamento condiviso.
Adriana Santonocito voleva diventare una fashion designer usando tessuti innovativi e sostenibili, Enrica Arena voleva lavorare nel campo dello sviluppo sostenibile, magari in una impresa sociale.
Hanno sognato di cambiare il mondo, proprio partendo dalle loro origini.
Così è nata l'idea di produrre, grazie alle nanotecnologie, capi di abbigliamento vitaminici, tonificanti per la pelle, utilizzando gli scarti delle arance.
Fare impresa in Italia non è semplice, ma la Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con la Comunità europea tramite il bando Seed Money del Fesr, ha avuto una bella visione. La lungimiranza dimostrata dal territorio della farfalla nel sostenere questa startup infatti ha presto dato i suoi frutti, proprio dal frutto simbolo siciliano.

 

Orange Fiber

«Trasformiamo uno scarto che è un costo per le aziende in un'opportunità di rilancio del tessile made in Italy, grazie ad un tessuto vitaminico prodotto con l’ausilio delle nanotecnologie che quando viene indossato ha l'effetto di una crema cosmetica.
Contiamo di presentare a maggio il prototipo finale del tessuto per procedere poi alla commercializzazione entro sei mesi».

 

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La Sicilia è ricca di agrumi, ed ogni anno vengono prodotti più di 700mila tonnellate di scarti derivanti dalla trasformazione.

Hanno voluto ri-usare questi scarti, prendendo spunto dalla continua rivoluzione dell'industria della moda italiana.

Hanno studiato come creare un tessuto da biomasse organiche, in particolare dall'agrume, hanno testato l'ipotesi nei laboratori del Politecnico di Milano e brevettato l'innovazione.

Inoltre hanno sviluppato il processo per arricchire il tessuto sostenibile con gli oli naturali che rilasciano vitamine sulla pelle di chi li indossa.

Accanto agli agrumi, le due giovani studiose stanno valutando la possibilità di utilizzare gli scarti della lavorazione delle mele e dell’uva.


Il  regolamento del Seed Money prevede l’obbligo di avviare l’azienda con sede operativa sul territorio dolomitico, dove Orange Fiber dovrà rimanere per un minimo di tre anni all'insegna del pay offSustainable and vitaminic textiles from citrus waste”.

Periodo durante il quale sarà seguita passo dopo passo da Trentino sviluppo ed avrà modo di apprezzare i molti strumenti messi in campo dalla Provincia a sostegno delle attività imprenditoriali, dalle agevolazioni fiscali agli spazi negli incubatori d’impresa, dai contributi sui progetti di ricerca applicata al sostegno alla commercializzazione e all’export.

 

In un momento di evidente difficoltà del fare impresa in Italia abbiamo avuto un assaggio concreto di quanto la creatività e l'approccio ecologico rappresentino la strada vincente.

 

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Ofe4.2-buonenotizie

Un nuovo modello di sviluppo

Ci piace la società

nella quale viviamo? Ha raggiunto un suo equilibrio? E' la migliore delle possibili?

Tre domande, retoriche, che hanno un'unica risposta "no". 

 

Probabilmente è la migliore

delle società che hanno abitato il pianeta; ma, certamente ci sono tanti passi in avanti da fare. Sostenibilità, limiti delle risorse, inquinamento, dipendenza alla sviluppo continuo, dispersione energetica, rumore, stress.

 

La lista dei miglioramenti

potrebbe continuare. Ma c'è un passaggio fondamentale, capire se oltre alla società dei consumi è possibile garantire l'accesso alla popolazione mondiale dei frutti del progresso tecnologico, senza far collassare il pianeta.