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Quando il cibo finisce nella spazzatura

3,3 miliardi di tonnellate di Co2 che avvelenano l'atmosfera; un volume di acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga; 1,4 miliardi di ettari di terreno, quasi il 30 per cento della superficie agricola mondiale; un terzo del cibo prodotto, 750 miliardi di dollari,  870 milioni di persone che soffrono la fame ogni giorno. 

Sono questi i numeri di una "cattiva" pianificazione della distribuzione del cibo che viene prodotto ma non consumato, le cifre e i valori economici ed etici dello spreco che ne deriva.

 

750 miliardi di dollari è, secondo la Fao, il valore del cibo che viene buttato ogni anno nel mondo. 750 miliardi: non sono, avrebbe detto il comico Frassica, bruscolini! Sono, invece, tanto per dare un'idea, l'equivalente dei Pil di Turchia e Svizzera...nella spazzatura.

 

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Il “Rapporto sulle conseguenze ambientali dello spreco di prodotti alimentari” (Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resourcespresentato dalla Fao è il primo studio che analizza l'impatto delle perdite alimentari dal punto di vista ambientale, esaminando specificamente le conseguenze che esse hanno per il clima, per le risorse idriche, per l'utilizzo del territorio e per la biodiversità. Il rapporto afferma, inoltre, che si sprecano, nell'ordine,:

  • verdure (23 per cento),
  • carne (21 per cento),
  • frutta (19 per cento)
  • e cereali (18 per cento).

 

Inattesa la geografia dello spreco

Le regioni in cui il fenomeno è più marcato sono l'Asia industrializzata e il Sud Est asiatico che buttano circa il 28 e il 22 per cento di cibo prodotto, al terzo posto c'è l'Europa con circa il 15 per cento, seguita da America Latina e Africa subsahariana.

Le regioni più parsimoniose sono America del Nord (incredibile), Oceania, Nord Africa e Asia centrale.

A proposito dell'America del Nord i dati sono contradditori. Secondo “Internazionale” negli Stati Uniti si spreca circa il 40 per cento del cibo prodotto, pari ad un valore di circa 165 miliardi di dollari. Si tratta di cibo buono, non avariato, spesso non cucinato, che viene gettato nella spazzatura ancora confezionato direttamente da parte degli acquirenti. La causa più frequente è legata al raggiungimento e al superamento della data di scadenza (anche se non è detto che il cibo sia immangiabile!) dovuti alla sovrabbondanza di cibo presente nelle dispense di una famiglia media che, semplicemente, ne acquista troppo e si dimentica di averlo.

E pensare che questo cibo potrebbe anche aiutare quei 50 milioni di americani (circa il 16 per cento della popolazione totale degli Usa) che sono poveri e fanno fatica a procurarsi da mangiare.

Nel comparare questi dati da una parte l'autorevolezza della Fao, dall'altra la considerazione che gli Stati Uniti sono i principali contributori della Fao stessa.

 

I danni ambientali

Ma i costi non sono solo economici. Anche l'ambiente risente dell'enorme mole di cibo che viene gettato nell'immondizia: stando ai dati del rapporto, ogni anno circa 3,3 miliardi di tonnellate di Co2 avvelenano l'atmosfera, una quantità che colloca lo stato "del cibo disperso" al terzo posto dopo le emissioni di gas serra prodotte da Usa e Cina.

Lo studio della Fao ha calcolato anche le conseguenze che lo spreco alimentare ha su acqua e biodiversità.

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Tante cause, un solo enorme spreco

Sulle cause molti fattori: nei paesi più ricchi, da un lato c'è un errato comportamento dei consumatori; dall'altro la mancanza di comunicazione nella catena di approvvigionamento. I compratori non pianificano correttamente la spesa, mentre i rivenditori spesso mandano indietro del cibo perfettamente commestibile per ragioni di qualità o estetica.

Mentre nei paesi in via di sviluppo la maggior parte dello spreco avviene nella fase successiva al raccolto, al primo step della catena di fornitura, a causa di limiti strutturali e tecnologici nello stoccaggio e inefficenza nel trasporto, spesso combinati con condizioni climatiche favorevoli al deterioramento degli alimenti.

 

«Queste tendenze mettono un'inutile e insostenibile pressione sulle risorse naturali più importanti, e devono essere invertite»

ha affermato il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva.

«Tutti, agricoltori e pescatori, lavoratori nel settore alimentare e rivenditori, governi locali e nazionali, e ogni singolo consumatore, devono apportare modifiche a ogni anello della catena alimentare per evitare che vi sia spreco di cibo e invece riutilizzare o riciclare laddove è possibile»

 

Per non buttare il cibo la Fao ha annunciato un manuale di consigli (Toolkit: Reducing the Food Wastage Footprint), un manuale di 100 pagine su come ridurre le perdite e gli sprechi di cibo in ogni fase della catena alimentare.

 

Nel manuale vengono presentati un certo numero di progetti che mostrano come governi nazionali e locali, agricoltori, aziende e singoli consumatori possono adottare misure per affrontare il problema.


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In generale suggerisce di cercare di

«riusare il cibo all'interno della catena umana alimentare»,

questo si può fare trovando mercati secondari o donando gli alimenti in eccesso a mense o a bisognosi. E se il cibo non dovesse più essere buono per il consumo umano, è possibile destinarlo al bestiame.

«Non possiamo permettere, conclude il direttore della Fao, che un terzo di tutto il cibo che produciamo finisca nei rifiuti o vada perso a causa di pratiche inadeguate, quando 870 milioni di persone soffrono la fame ogni giorno».

 

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Un aiuto potrebbe venire dalle tecnologie. In Trentino è stata sviluppata dai ricercatori dell’Unità Ict for Goo, un’applicazione utilizzabile su computer e smartphone connessi ad Internet che permette a gestori di ristoranti, servizi di catering e supermercati di segnalare le eccedenze di cibo e, allo stesso tempo, alle organizzazioni umanitarie di richiederle in tempo reale.

 

BringTheFood”, al momento è applicata in Trentino ma potenzialmente potrà essere esportata a livello nazionale e internazionale.

Il responsabile dell’Unità Adolfo Villafiorita e i ricercatori Pietro Benedetto Molini e Aaron Ciaghi che hanno lavorato alla messa a punto del progetto hanno presentato l'utilità del dispositivo proprio nella sede della Fao a Roma nell’ambito delle iniziative del Ministero degli affari esteri per la Giornata mondiale dell’alimentazione.

 

Fonte

Gli sprechi alimentari gravano sul clima, sulle risorse idriche, sul suolo e sulla biodiversità, Fao

Sprechi di cibo: ecco la App che li previene, Giornale Sentire, 

Pavesi L. (2013), Spreco di cibo e impatto ambientale, presentato Rapporto Fao, Il cambiamento.it

Alessandro Adami, L’assurdo spreco di cibo negli Usa, Bioimita .it 

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Un nuovo modello di sviluppo

Ci piace la società

nella quale viviamo? Ha raggiunto un suo equilibrio? E' la migliore delle possibili?

Tre domande, retoriche, che hanno un'unica risposta "no". 

 

Probabilmente è la migliore

delle società che hanno abitato il pianeta; ma, certamente ci sono tanti passi in avanti da fare. Sostenibilità, limiti delle risorse, inquinamento, dipendenza alla sviluppo continuo, dispersione energetica, rumore, stress.

 

La lista dei miglioramenti

potrebbe continuare. Ma c'è un passaggio fondamentale, capire se oltre alla società dei consumi è possibile garantire l'accesso alla popolazione mondiale dei frutti del progresso tecnologico, senza far collassare il pianeta.