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Il divario crescente della ricchezza

Due sono le tesi sostenute in questa riflessione: primo che parlare di occupazione in Italia oggi è un falso problema, il vero problema è la distribuzione della ricchezza; secondo che l’accumulo improduttivo di ricchezza cresce più velocemente della produzione di ricchezza.

Questa riflessione parte da due (diventati poi ventidue) dati di fatto. Il primo è che nel nostro caro pianeta 85 famiglie possiedono lo stesso patrimonio di 3,5 miliardi di persone. Certo, le più povere; ma parliamo di 85 verso 3,5 miliardi. Un rapporto di 1 a 41,2 milioni di volte.

Il secondo fatto è che quando l'economista e sociologo italiano Vilfredo Pareto definì quella che appunto si chiama la "curva di Pareto“ la individuò dimostrando che il 20 per cento della popolazione inglese possedeva l'80 per cento del denaro. Era il 1897. Dopo un secolo e passa di democrazia occidentale, la forma di governo che più delle altre (monarchia, plutocrazia, oligarchia, gerontocrazia) avrebbe dovuto creare una maggiore uguaglianza e giustizia sociale, il rapporto è diventato 14 a 86, ovvero l'86 per cento della ricchezza è in mano al 14 per cento della popolazione.

E' chiaro che il pianeta si sta allontanando a passi veloci da una redistribuzione della ricchezza tra i suoi abitanti. e questo ha sostanziali conseguenze nella gestione delle scelte planetarie.

 

Una sperequazione ampiamente documentata

Quello che segue è un elenco di venti dati statistici che provano il continuo accentramento di ricchezza nelle mani dell’élite globale, lasciando la maggior parte del resto del mondo in povertà e miseria.

 

  1. Secondo la United Nations Conference on Trade and Development (Conferenza dell’Onu sul commercio e lo sviluppo), il numero di “paesi meno sviluppati” è raddoppiato negli ultimi 40 anni.
  2. I “paesi meno sviluppati” hanno speso 9 miliardi di dollari per importazioni di alimenti nel 2002. Nel 2008 questa cifra è salita a 23 miliardi di dollari.
  3. Il reddito medio pro-capite nei paesi più poveri dell’Africa è sceso a un quarto negli ultimi venti anni.
  4. Bill Gates ha un patrimonio netto dell'ordine dei 50 miliardi di dollari. Ci sono circa 140 paesi al mondo che hanno un Pil annuo inferiore alla ricchezza di Bill Gates.
  5. Uno studio del World Institute for Development Economics Research (Istituto mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo) evidenzia che la metà inferiore della popolazione mondiale detiene circa l’1 cento della ricchezza globale.
  6. Circa 1 miliardo di persone nel mondo va a dormire affamato ogni notte.
  7. Il 2 per cento delle persone più ricche detiene più della metà di tutto il patrimonio immobiliare globale.
  8. Si stima che più dell’80 per cento della popolazione mondiale vive in paesi dove il divario fra ricchi e poveri è in continuo aumento.
  9. Ogni 3,6 secondi qualcuno muore di fame, e tre su quattro sono bambini sotto i 5 anni.
  10. Secondo Gallup, il 33 per cento della popolazione mondiale dice di non avere abbastanza soldi per comprarsi da mangiare.
  11. Mentre stai leggendo questo articolo, 2,6 miliardi di persone nel mondo stanno soffrendo per mancanza di servizi sanitari di base.
  12. Secondo il più recente “Global Wealth Report” di Credit Suisse, lo 0,5 per cento di persone più ricche controlla più del 35 per cento della ricchezza mondiale.
  13. Oltre 3 miliardi di persone, quasi la metà della popolazione mondiale, vive con meno di 2 dollari al giorno.
  14. Il fondatore della Cnn, Ted Turner, è il più grande proprietario terriero privato negli Stati Uniti. Oggi, Turner possiede circa due milioni di acri [più di 8mila chilometri quadrati) di terra. Questa quantità è come l’intera superficie dell’Abruzzo. Turner peraltro invoca restrizioni governative per limitare a 2 o meno figli per coppia nell’ottica di un controllo della crescita demografica.
  15. 400 milioni di bambini nel mondo (nel 2010) non hanno accesso all’acqua potabile.
  16. Circa il 28 per cento dei bambini dei paesi in via di sviluppo sono considerati malnutriti o hanno una crescita ridotta a causa della malnutrizione.
  17. Si stima che gli Stati Uniti detengano circa il 25 per cento della ricchezza totale del mondo (nel 2010).
  18. Si stima che l’intero continente africano possegga solo l’1 per cento della ricchezza totale del mondo.
  19. Nel 2008 circa 9 milioni di bambini sono morti prima di compiere i 5 anni. Circa un terzo di tutte queste morti è dovuto direttamente o indirettamente a scarsità di cibo.
  20. La famiglia di banchieri più famosa al mondo, i Rothschild, ha accumulato montagne di ricchezza mentre il resto del mondo è stato intrappolato nella povertà.

 

La ricchezza dei Rothshild

Ecco cosa afferma Wikipedia a proposito delle ricchezze della famiglia Rothschild:

«Si è sostenuto che nel corso del diciannovesimo secolo, la famiglia possedeva di gran lunga il più grande patrimonio privato del mondo, e di gran lunga la più grande fortuna nella storia moderna».

Nessuno sembra conoscere esattamente quanta ricchezza posseggano i Rothschild oggi. Dominano il sistema bancario in Inghilterra, Francia, Germania, Austria, Svizzera e molte altre nazioni. E’ stato stimato che la loro ricchezza aveva un valore di miliardi [di dollari] già alla metà dell’Ottocento. Senza dubbio la quantità di ricchezza detenuta oggi dalla famiglia è qualcosa di inimmaginabile, ma nessuno lo sa con certezza.

 

La tesi di fondo è, dunque, che l’accumulo improduttivo di ricchezza cresce più velocemente della produzione di ricchezza.

Il premio Nobel Paul Krugman ha scritto (New York Review of Books, 8 maggio 2014):

«E’ questo un libro che cambierà sia il modo con cui pensiamo la società, sia il modo con cui facciamo scienza economica».

Il libro in questione è “Capital in the Twenty-First Century” di Thomas Piketty.

 

La distribuzione della ricchezza

Secondo Piketty, nei paesi più sviluppati la disuguaglianza di ricchezza (non di reddito, che è un flusso di ricchezza durante un periodo) raggiunse il picco tra il 1900 e il 1910:

  • l’1 per cento superiore della popolazione ne possedeva circa il 50 per cento,
  • il 10 per cento superiore circa il 90 per cento
  • e la classe media ne aveva una quota trascurabile.

 

Dopo il 1914 la disuguaglianza iniziò a ridursi, per cause complesse ma estranee al mercato, mentre oggi sta fortemente risalendo:

  • l’1 per cento superiore ne detiene circa il 20 per cento,
  • il 10 per cento superiore circa il 50 per cento,
  • il 40 per cento intermedio circa il 40 per cento
  • e il 50 per cento inferiore ne ha meno del 10 per cento.

 

Negli Usa oggi:

  • il 10 per cento della popolazione possiede circa il 70 per cento di tutto il capitale;
  • il successivo 40 per cento, che compone la “classe media”, possiede circa un quarto del totale (in gran parte in forma di case),
  • mentre la restante metà della popolazione possiede circa il 5 per cento della ricchezza totale.

 

Un po’ lo sapevamo, un po’ lo immaginavamo. Ma adesso ce lo mette per iscritto, nel suo Rapporto annuale sulla ricchezza, l’autorevole think tank britannico RBC Wealth Management.

I ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. Il fenomeno, che fino a qualche anno fa riguardava solo alcuni paesi e in molti altri era invece in diminuzione (il fattore Gini, usato per calcolare il tasso di distribuzione reale della ricchezza, in paesi come l’Italia ed il Giappone è stato in costante calo dal dopoguerra) è oramai di dimensioni planetarie, e sta strangolando la famosa “classe media”. Che dove c’era, nei paesi industrializzati, sta riducendosi vistosamente, e dove non c’era, nei paesi cosiddetti “emergenti, rischia di non nascere proprio.

 

Questi dati, e molti altri, mostrano che il capitale tende a distribuirsi in maniera molto diseguale.

 

La principale ragione è che il tasso medio di rendimento del capitale oltrepassa durevolmente il tasso di crescita del Pil. A parte i periodi in cui quest’ultimo è elevato, come in Europa e Usa dopo la II guerra mondiale o nella Cina odierna, sul lungo periodo la crescita del Pil non supera mai di molto l’1-1,5 per cento l’anno. D’altra parte la rendita media del capitale è di solito del 4-5 per cento l’anno.

 

Quindi le disuguaglianze si ampliano, poiché i grandi patrimoni provenienti dal passato si ricapitalizzano più velocemente dell’aumento della produzione e dei redditi. Oltre ai vantaggi delle economie di scala, i grandi patrimoni s’incrementano soprattutto perché hanno una più ampia gamma di opportunità d’investimento rispetto ai piccoli.

 

Il meccanismo chiave è nella formula r > g, dove r indica il saggio di rendimento della ricchezza (ossia profitti netti + rendite in rapporto alla ricchezza netta), mentre g è il saggio di crescita del Pil.

Se r = 4-5 per cento, mentre g = 1-2 per cento, la ricchezza proveniente dal passato è capitalizzata più velocemente della crescita.

«L’imprenditore tende inevitabilmente a diventare un rentier, sempre più dominante su coloro che non possiedono altro che il loro lavoro. Una volta costituito, il capitale si riproduce più velocemente dell’incremento del prodotto. Il passato divora il futuro» (p.571).

 

Se, poniamo, il reddito di una persona deriva interamente da ricchezza accumulata ed è molto ricca, ne consumerà una piccola frazione, mentre sul resto guadagnerà l’r per cento l’anno. Nell’eventualità più semplice, se in banca ricevo un interesse del 4 per cento, mi basta depositarvi la parte di ricchezza che non spendo, per vederla lievitare del 4 per cento l’anno, mentre la ricchezza della comunità nella quale vivo, rappresentata dal Pil, nelle economie mature cresce, nei casi migliori, non in Italia nell'ultimo decennio, dell'1-1,5 per cento.

 

Ne consegue che ai possidenti basta risparmiare una parte delle rendite del loro capitale, affinché esso aumenti più in fretta dell’economia nel suo insieme.

Soltanto quando g è eccezionalmente elevato, la ricchezza prodotta può crescere più velocemente di quella ereditata, con una corrispettiva prevalenza dei valori della mobilità sociale e della meritocrazia.

La figura sotto riportata, che copre un lasso temporale che va dall’antichità all’anno 2100, fa intendere quanto il meccanismo r > g sia decisivo nell’argomentazione del libro.

141006 rendita vs Pil nei secoli

 

12 milioni di famiglie liquide

Secondo il Rapporto annuale sulla ricchezza, nel mondo ci sono oggi circa 12 milioni di persone che hanno a disposizione liquidità immediate superiore al milione di dollari. Un aumento del 10 per cento rispetto all’anno scorso.

Ciò che colpisce ulteriormente è che all’interno di questo esercito di “paperoni” globali sono i più ricchi dei ricchi a farla, è proprio il caso di dirlo, da “padroni”. Sono infatti quelli che dispongono di liquidità superiore a 30 milioni di dollari (un totale di 112 mila persone, due terzi delle quali risiedono in Asia) quelli ad aver registrato un maggiore incremento delle proprie ricchezze: più 32 per cento, nel corso del 2012.

 

L'incommensurabilità dei super manager

Secondo Piketty un’altra importante ragione della disuguaglianza della ricchezza sta nella nascita e nell'ascesa dei super manager super retribuiti (e, sopratutto, super liquidati).

Piketty sottolinea che la produttività marginale del loro lavoro (ovvero l’incremento di prodotto, dovuto a un’unità addizionale di lavoro) non è osservabile; che essi hanno un ovvio incentivo a convincere gli azionisti e i dipendenti che valgono molto; che la concorrenza mercantile fallisce nell’abbassare la loro retribuzione, poiché è in continua evoluzione la struttura societaria in cui lavorano e sono molto alti i costi di sperimentazione di manager alternativi. Ne discende che i loro emolumenti stratosferici non hanno alcun legame sistematico con le performance economiche.

Le due ragioni, prese assieme, consentono a Piketty di attaccare l’ideologia di un moderno capitalismo non-patrimoniale, nel quale conterebbero più i talenti individuali e il capitale umano che non la ricchezza accumulata.

 

Il ruolo della scuola

A lungo termine, aggiunge l’autore, la maggiore forza di livellamento delle condizioni economiche è la diffusione della conoscenza; ma essa può esercitarsi solo se funzionano le istituzioni educative che permettono a tutti di accedere ai saperi e alle qualificazioni, ossia solo se esiste una congiuntura politica in grado di contrastare le tendenze strutturali del capitalismo. Ciò è avvenuto in pochi casi storici non facilmente replicabili.

 

Fonti

Piketty T. (2014), Capital in the Twenty-First Century, Harvard U. P., Cambridge, Mass., 2014; edizione originale “Le Capital au XXIe siècle“, Seuil, Paris, 2013.

Bellanca N. (2014), Piketty: il divario crescente fra rendite e redditi da lavoro, Sviluppo felice, 29 settembre 2014.

Panigada V. (2013), Mondo: livello record di ricchezza nel 2012, è il Nord America a contare più ricchi, Finanza.com, 19 giugno 2013.

Qualitiamo (2014), Il principio di Pareto, 2014.

 

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Massacesi L. (2014), Patrimoniale o annullamento del debito, Officine Einstein, 6 giugno 2014

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