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Il capro espiatorio continua nei secoli

Excalibur quindi non ce l’ha fatta. E’ stato immolato sull’altare della cosiddetta scienza che aveva deciso la sua eliminazione pur non avendo alcuna prova della trasmissibilità di Ebola dai quattrozampe.

Non lo hanno voluto tenere in vita nemmeno per sperimentare un pò su di lui… no, lo hanno ucciso e il suo corpo più che incenerito.
Non è bastato che la sua famiglia si opponesse, che il compagno dell’infermiera ammalata dicesse “allora uccidete anche me”, il sit in sotto la loro casa, le proteste da tutto il mondo. La condanna a morte è stata firmata dall’assessorato alla sanità del Comune di Madrid. Nemmeno da un Ministero.


141016 ExcaliburDa noi, in Italia, non sarebbe potuto succedere. Avrebbero dovuto provare “la necessità”, richiesta dall’articolo 544 bis del Codice penale che punisce l’animalicidio. E, con tanta ammirazione per chi ha piantonato il cancello della casa di Excalibur, non sarebbe successo perché il cordone umano a sua difesa sarebbe stato invalicabile.


Ecco, il problema è quando non possiamo farlo, non riusciamo a fare questo cordone. Come nel caso dei cuccioli di Daniza che ora starebbero bene dopo che la madre è stata immolata, anche lei, come capro espiatorio di tutti i presunti danni che causano i predatori nelle campagne trentine. Quel cordone, ombelicale, che ci lega a tutti gli altri esseri viventi e che dobbiamo coltivare amorevolmente ogni giorno.
Di capri espiatori sono lastricati deserti e vie, nei secoli. Così, i vivi, si sentiranno a posto. Fino al prossimo capro espiatorio deciso dall’umano-capo di turno.

 

141016 Excalibur fan

Gianluca Felicetti
Presidente Lav (lega anti vivisezione)

 

Per approfondire

Cerutti F. (2014), Ebola, il marito dell’infermiera contagiata scrive al suo cane: “Addio Excalibur, giustizia sarà fatta”, La stampa, 17 ottobre 2010

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Un nuovo modello di sviluppo

Ci piace la società

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Tre domande, retoriche, che hanno un'unica risposta "no". 

 

Probabilmente è la migliore

delle società che hanno abitato il pianeta; ma, certamente ci sono tanti passi in avanti da fare. Sostenibilità, limiti delle risorse, inquinamento, dipendenza alla sviluppo continuo, dispersione energetica, rumore, stress.

 

La lista dei miglioramenti

potrebbe continuare. Ma c'è un passaggio fondamentale, capire se oltre alla società dei consumi è possibile garantire l'accesso alla popolazione mondiale dei frutti del progresso tecnologico, senza far collassare il pianeta.